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Spotify Paid Subscriptions

Anche Spotify lancia un servizio per monetizzare attraverso la sua piattaforma per i podcast e a quanto pare a condizioni molto più vantaggiose di Apple Subcription.

Il business model basato sulle subscription che già da tempo utilizziamo per sevizi di musica e serie tv, sembra aver trovato una collocazione anche per i podcast affinché si possa monetizzare. Anche se a dire il vero per i podcast esistevano già piattaforme come Patreon e Supporting Cast che avevano adottato questo modello, ma erano comunque servizi terzi ad Apple e Spotify ad offrire questo servizio ai podcaster e agli ascoltatori che per supportarli dovevano disperdere i propri sforzi su svariate piattaforme esterne.

Ecco allora che dopo l’ufficialità di Apple durante dell’evento Spring Loaded, che si è tenuto martedì 20 aprile, anche Spotify, dopo una settimana esatta, ha fatto il suo annuncio attraverso un post sul blog di Spotify. Si chiama Paid Subscriptions, che per ora è disponibile solo negli USA, ma che nei prossimi mesi sarà lanciato nel resto del mondo. Anche se Spotify ha già iniziato ad accettare candidature tramite una lista d’attesa per altri creator.

Il servizio sarà offerto attraverso la piattaforma Anchor, e offrirà ai podcaster di selezionare quali episodi del proprio podcast rendere disponibili su abbonamento che saranno contrassegnati da un’icona a forma di lucchetto sul pulsante play, e potranno scegliere tre fasce di prezzo: 2,99 euro al mese, 4,99 e 7,99.
I podcaster potranno ottenere il 100% di ciò che monetizzano, anche se dal 2023, Spotify, inzierà a trattenere per se il 5% dei guadagni.

Spotify, ha inoltre annunciato altre due novità: una è la piattaforma Open Access, pensata per i podcaster e gli editori con ascoltatori che già pagano ma attraverso altre piattaforme (come Patreon o Supporting Cast).
Mentre l’altra è Audience Network, un marketplace pubblicitario che consentirà agli inserzionisti di raggiungere gli ascoltatori attraverso l’offerta di podcast della piattaforma.

Già dal primo maggio Spotify aperta ad una selezione di creator indipendenti che usano Anchor.

Podcast, ora anche su Facebook.

Come di consueto, Facebook, non ha tardato a clonare Clubhouse. Ormai siamo abituati alla strategie “copia e fallo meglio” di cui Mark Zuckerberg ci ha dato già grande prova innumerevoli volte. Questo però ci manda un segnale importante: quello dell’audio è diventato un asset importante per l’industria della comunicazione e del tech,  tanto da aver annunciato una suite completa di prodotti audio.

Le Live Audio Rooms: saranno dell le stanze vocali, live appunto, tipo Clubhouse che prevedono un organizzatore, degli ospiti e la possibilità di far intervenire gli ascoltatori e saranno introdotte all’interno dei Gruppi Facebook.
Per stimolare la creazione di queste stanze, saranno previste delle forme di remunerazione per gli host, tramite le Facebook Stars (una sorta di moneta virtuale: 1 stella ottenuta dà diritto a ricevere 0,01 dollari) che i fan potranno acquistare e donae durante le dirette ai creator e successivamente sarà possibile scegliere di far pagare un abbonamento o il singolo accesso alla stanza.

I Soundbites, invece sono il nuovo formato di audio brevi: messaggi vocali semplici o spezzoni montati in sequenza, ai quali sarà possibile aggiungere effetti sonori e filtri per modificare la voce che potranno essere registrati e pubblicati attraversi i nostri device.

Infine, ma non meno importanti, ci sono i Podcast: l’obiettivo di Zuckerberg è come sempre quello di fare in modo che i circa 3 miliardi di utenti possano ascoltarli senza uscire da Facebook (anche con l’app in background). L’algoritmo dovrebbe portare alla luce quelli che potrebbero interessarci, basati sui nostri interessi e sulle raccomandazioni degli amici, unitamente ad una partnership con Spotify che permetterà di usare il suo lettore dentro il social network per ascoltare musica e podcast.

Siamo davvero curiosi di scoprire questo nuovo mondo interamente dedicato all’audio, annunciato da Facebook e capire se e come questa strategia cambierà il nostro modo di fruire di questi contenuti.

Apple Podcast Subscriptions

Quelli che sembravano i soliti rumors, prima di ogni evento Apple, alla fine si sono concretizzati e così, Martedì 20 aprile, durante l’evento Spring Loaded, Tim Cook ha annunciato Apple Podcasts Subscriptions.

Si tratta di un nuovo accesso a contenuti premium offerto in aggiunta ai già due milioni di podcast gratuiti pubblicati sulla piattaforma Apple Podcasts. Di fatto, già da maggio 2021, in oltre 170 paesi, sarà possibile sottoscrivere degli abbonamenti che includeranno una serie di servizi curati dai podcaster come: ascolti senza pubblicità, contenuti extra, accesso esclusivo o in anteprima a nuove serie audio.

Già dall’aggiornamento iOS 14.5, su Apple Podcasts subirà un restyling everranno introdotti i canali, delle selezioni, gratuite e a pagamento, curate dai creator con titoli, descrizioni e materiale grafico unici:

La barra di ricerca sarà più grande e consentirà un accesso più rapido alle classifiche e alle categorie. Le pagine dei podcast e dei singoli episodi avranno un nuovo design, con il nuovo tasto Smart Play i podcast episodici partiranno in automatico dall’ultimo episodio e le serie audio dal primo. Sarà possibile salvare i singoli episodi.

Ma anche per i podcaster ci saranno delle succulente novità, già nelle ore successive all’eventi i podcaster hanno ricevuto una mail da Cupertino che annunciava il nuovo sito Apple Podcasts for Creators, che offre ai podcaster informazioni aggiornate, ed un aggiornamento all’Apple Podcasts Connect, piattaforma per semplificare la gestione dei podcast da parte dei creator, attraverso la quale i podcaster possono iscriversi al nuovo Apple Podcasters Program, che al costo di 19,99 dollari al mese fornisce l’accesso a tutti gli strumenti necessari per creare e distribuire abbonamenti premium su Apple Podcasts.

Podcaster: le nuove figure professionali emergenti.

E così, dopo aver raccontato come trasformare la propria passione per il podcast in un lavoro, affrontiamo un altro aspetto legato al podcasting, quello delle professioni.

A livello internazionale esistono già aziende specializzate nella produzione di podcast e quella del podcaster per molti è già diventata una professione.
Parliamo sopratutto delle realtà anglosassoni dove il podcasting è già una realtà ben consolidata.
Ci sono anche molte aziende e brand famosi che hanno deciso di investire su questo media per rivolgersi a un nuovo target, più mirato e anche giovane.
Difatti, uno degli elementi che ha contribuito al successo dei podcast è la velocità con cui questo sta esplodendo rispetto ad altri media. Basti pensare alle radio e alle televisioni che stanno traducendo i propri contenuti in podcast.

Anche il giornalismo, complice la crisi della stampa, ha aperto una nuova strada all’informazione proprio in tal senso. Testate come il Time, The Wall Street Journal, Economist, New York Times, Whashington Post e in Italia, la Repubblica, offrono ai propri lettori la possibilità di fruire attraverso il podcast, che si sta trasformando in un vero e propio canale di informazione.

Ma quali professioni si celano dietro un podcast?

Certamente, quella del podcaster, colui che presta la propria voce e, in alcuni casi, la sua immagine allo show.

La scrittura. Quella di un podcast, credetemi, è assulamente diversa da quella destinata alla lettura. Il linguaggio deve essere semplice e in grado di accompagnare l’ascoltatore attraverso una narrazione coerente e in grado di catturare l’attenzione. Considerate che il più delle volte chi fruisce di un podcast è sempre intento a fare altro: chi guida, chi passeggia o fa jogging o addirittura è intento a lavorare o svolgere faccende domestiche.

Esiste poi la figura del Podcast Producer, rientra tra le professioni emergenti del mondo del lavoro di questi ultimi anni.
Per fare un podcast occorre saper svolgere diverse mansioni che vanno dalla redazione di un piano editoriale, e quindi occorre una persona che abbia un profilo di marketing capace di trasformare l’input dell’azienda in un piano che abbia una struttura: l’organizzazione delle puntate, pianificare la durata, gli argomenti da trattare, il format, la presenza di eventuali rubriche, le collaborazioni.
La distribuzione, che deve avere un certo tipo di organizzazione anche strategica. Molto spesso i podcast sono dedicati ad argomenti ben specifici e devono avere la capacità di raggiungere un pubblico ben definito, che è veramente interessato all’alrgomento se vogliamo che questi decida non solo di premere play, ma anche di stare ad ascoltare. E quindi occorre una persona in grado di saper diffondere il nostro podcast in rete: sui blog, i social e tutte le community dedicate all’argomento.

La consulenza, o meglio i consulenti podcast. Sono molto utili soprattutto per le aziende quando queste voglio affacciarsi su questo mondo, partono da zero o non hanno le idee chiare in merito al da farsi. Questi professionisti offrono la loro capacità di analizzare e confezionare progetti mirati a finalizzare il brief del cliente e preventivare un budget.

L’editing: non è affatto da sottovalutare il lavoro di post-produzione che c’è dietro uno podcast. I podcast non si fanno da sé, dopo aver registrato occorre che qualcuno si metta d’impegno per trasformare quella registrazione in un podcast. Molto spesso il successo dipende proprio da un ottimo montaggio e per farlo bisogna conoscere bene la tecnologia ed essere in grado di metterla in pratica al meglio.

Podcast, come trasformare una passione in un lavoro.

Anche in Italia, negli ultimi anni, si sta diffondendo il fenomeno del podcasting, in svariati ambiti che vanno dall’informazione a quello dell’intrattenimento fino alla promozione, attraverso quelli che si definiscono branded podcast. La facilità di accesso a questo media e una ottima capacità di raggiungere il pubblico ha reso quello del podcast un settore in rapida espansione e sempre più accessibile ai più.  

Abbiamo già spiegato in un articolo precedente cos’è un podcast.
In sintesi: un podcast è un contenuto multimediale (audio/video) distribuito attraverso delle piattaforme che scaricano i contenuti grazie ad un feed RSS.

La principale differenza rispetto alle trasmissioni broadcast della radio e della televisione, è che un podcast può essere ascoltato in qualsiasi momento, ma non necessita di una connessione attiva per essere riprodotto su un computer, un tablet o uno smartphone, attraverso un podcatcher, ovvero un’applicazione client in grado di scaricare i file (Apple Podcast è una App di sistema, ma consideriamo che ormai il 20% degli ascolti su Spotify sono di contenuti non musicali).

Quello che sembrava un trend passeggero è diventato un lavoro per molte persone.

Le prime a cimentarsi nel podcasting sono state proprio le radio. Oggi tutte le maggiori radio nazionali offrono le loro trasmissioni anche in podcast, anche se la maggior parte delle produzioni sono indipendenti, cioè fatte da pesone che hanno qualcosa da raccontare e un ipotetico pubblico a cui raccontarle.

Creare un podcast, lo abbiamo detto già nell’articolo “Fare un podcast , è un lavoro che non richiede un investimento impossibile in attrezzatura per raggiungere un risultato degno di essere ascoltato. Certamente, avere qualcosa da dire e il modo in cui la si dice, garantiscono più successo di quanto possa garantirne il miglior microfono o il mixer più costoso e tecnologico in commercio.

podcaster indipendenti, sono per lo più spinti dalla passione e l’interesse per un argomento, dall’esigenza di voler comunicare e condividere le proprie conoscenze e competenze, senza pensare a un possibile guadagno, anche se a volte si riesce anche a trasformare l’attività in una discreta fonte di entrate, o comunque a supportare la propria attività professionale.

Ma come si può guadagnare con il podcast?

Ci sono vari modi in cui fare podcasting può essere redditizio o, come dicevamo, essere supporto per aumentare le entrate di un’altra attività attraverso la crescita della notorietà, detta brand o personal awareness, o anche allargando il bacino di clienti attraverso l’attività di lead generation, ovvero di generazione di interesse presso i consumatori riguardo ai prodotti o ai servizi offerti.

Attraverso l’ascolto del podcast si innesca con il consumatore un rapporto più intimo, personale, che aumenta la fiducia e una capacità di veicolare le informazioni su prodotti e servizi suscitando un interesse decisamente più alto rispetto anche ad altre forme di comunicazione più mainstream come la parola scritta.
Non lo avresti mai detto, vero?!

Piccolo, spazio, pubblicità.

Se invece intendiamo monetizzare attraverso la nostra attività di podcasting, senza doverla legare necessariamente a un’attività professionale, l’opzione a cui possiamo pensare è la vendita di pubblicità all’interno del nostro podcast. Possiamo inserire annunci pubblicitari preroll o postroll, ovvero all’inizio o alla fine del programma, oppure midroll, inseriti in determinati momenti del nostro show. O ancora, un podcaster è estremamente specifico su un determinato argomento, può vendere direttamente la pubblicità con inserzioni mirate semplicemente registrandosi in alcune reti podcast che vendono pubblicità in base a una categorizzazione.

Ma dobbiamo essere onesti, i guadagni dalla pubblicità difficilmente sono elevati, eccetto alcuni rarissimi casi, il 90% del mercato pubblicitario su Internet in Italia è in mano a Google e Facebook e al restante 10% tocca dividersi le poche briciole.

Probabilmente sarebbe più astuto pensare all’affiliation marketing, ovvero alla partnership con aziende che offrono prodotti affini ai temi trattati. 

Ad esempio: se realizziamo un podcast dedicato alla barba, possiamo stringere degli accordi con produttori di prodotti per la barba o da uomo e avere una percentuale sulle vendite generate con commissioni che vanno dal 10 al 50%, attraverso dei link dalla scheda del nostro podcast o con appositi codici promozionali.

Il podcaster di professione.

Sei diventato un punto di riferimento per quel determinato settore o servizio, riuscendo a creare una massa critica interessante di ascoltatori, allora potresti fare del product placement nel tuo podcast, ovvero inserire dei prodotti di marca all’interno del tuo show, in modo che vengano posizionati in modo apparentemente naturale all’interno della tua struttura narrativa, facendo riferimento a un prodotto ma in modo tale che sia parte del discorso che il tuo pubblico si aspetta da te. I format più adattabili possono essere quelli dell’interviste o anche delle recensioni. Ma se hai fantasia puoi davvero trovare mille soluzioni per uno storytelling efficace.

Se invece sei riuscito a creare valore sul tuo podcast, un’altra via di monetizzare è quella di offrirlo come prodotto, ovvero far sì che per ascoltare il tuo show ci si debba sottoscrivere a pagamento perché questo viene percepito degno di essere approfondito, magari con una prima parte libera per tutti e poi il restante approfondimento a pagamento. Considerate che il 20% degli ascoltatori sono disposti anche a pagare per ascoltarlo.

Il podcasting può essere anche un veicolo per offrire consulenze personalizzate su temi più personali come: il marketing, la strategie di investimento, consulenze legali o fiscali, offrendo servizi di consulenza personali all’interno dei nostri podcast. Ma anche per temi più popolari come: sport, musica o servizi di coaching personalizzato. 

In ultimo, ma non perché sia l’ultima ipotesi, anzi, forse questa sarebbe anche quella percorribile dai più, si può anche chiedere al pubblico di contribuire attraverso una donazione. Ci sono diverse piattaforme a partire da Patreon che ci permettono di convogliare le donazioni per i nostri progetti, soprattutto se si tratta di ambiti artistici, culturali e di inchiesta.

 

Fare un Podcast: un aiuto per capire da dove cominciare.

Questo è un tutorial completo, passo dopo passo, per iniziare a creare il tuo podcast. 

Avviare un podcast non è difficile, ma ci sono una serie di passi che bisogna conoscere e da compiere per iniziare a fare podcasting:

 

Indice degli argomenti:

  1. Scelta dell’argomento e del nome
  2. Formato del podcast e degli episodi
  3. Creazione della copertina
  4. Musica e royalty
  5. Attrezzatura
  6. Registrazione audio e montaggio
  7. Distribuzione

Iniziamo.

Quello del podcasting non è molto lontano dal mondo del blogging, anche se a oggi è ancora molto meno affollato e competitivo, considerando che il rapporto, attualmente è 1/600: proprio così 1milione di podcast contro i 600 milioni di blog on line! 

Decisamente “fertile” come territorio e ancora tutto da esplorare, ma come abbiamo visto qui, è anche il momento in cui i podcast stanno crescendo e, per questo motivo, è decisamente il momento migliore per iniziare a farlo.

Scegliere l’argomento e il nome.

Come spesso accade, la fase iniziale per realizzare un contenuto è pianificare la vostra strategia prima di iniziare a produrre il vostro podcast.

Innanzitutto, dobbiamo “scegliere il nostro argomento“, provando a restringere il campo su qualcosa di cui abbiamo modo di poter parlare per molti episodi, che non sia così vago da non riuscire ad attrarre il vostro potenziale pubblico e soprattutto che non diventi ripetitivo nel tempo. Anche se potete senz’altro ampliare il vostro argomento in seguito, man mano che andrete avanti e avrete il vostro pubblico e potrete rendervi conto, con il passare del tempo, di quale direzione dare al vostro podcast. Ecco perché il nostro consiglio è di scegliere un nome che non identifichi un solo argomento, a meno che non siate sicuri di limitarvi a quello, e che comunque vi lasci la libertà non rimanere imbrigliati nei limiti di quel determinato argomento.

 

Per scegliere il nome del nostro podcast, potremmo far riferimento ai più importanti podcast che trovate su Apple Podcast o Spotify ma, vi renderete subito conto che, alcuni sono descrittivi di ciò di cui parla lo spettacolo, mentre altri non hanno alcun significato rispetto al contenuto del programma.

 

Questo perché sempre più spesso la forza dei contenuti può superare questa barriera. Insomma, scegliete un nome che vi piaccia, che sia creativo e, soprattutto, che sentite “vostro”, magari, un nome che vi permetta di espandere i vostri orizzonti in seguito, se decidete di farlo.

 

Se avete finalmente un’idea di nome per il vostro podcast, ora però, dovete vedere se riuscite a registrarne il dominio. Eh si, perché il nome del nostro podcast dovrà corrispondere al nome del nostro dominio, e per fare ciò dovete affidarvi a un servizio di hosting, come ce ne sono tanti, oppure ad un host gratuito che vi permetterà di ottenere un nome di dominio seguito da .nomehost.com (Es.: https://podmaker.nomehost.com).

 

I nostri consigli pratici sono:

  1. Assicurarsi che sia facile da scrivere.
  2. Scegliere un nome corto o composto da poche parole.
  3. Che contenga una keyword.
  4. Che identifichi la tua area di riferimento.
  5. Evitare numeri e trattini.
  6. Facile da ricordare.
  7. Con un’estensione appropriata (.it, .com, o anche .fm, .agency, etc.)
  8. che permetta di costruire il proprio brand.

 

Formato del podcast e degli episodi.

Successivamente, dobbiamo dare “forma al nostro podcast”, ovvero definire il format del podcast e degli episodi.

Prima di decidere quanto tempo deve durare il nostro podcast, quale cadenza deve avere ogni episodio, ecco, bisogna che ci concentriamo innanzitutto su format, il tono di voce, la tipologia, lo stile che vogliamo dare al nostro podcast:

  • podcast con interviste;
  • podcast personale;
  • podcast con più presentatori.

 

E ancora, di che tipo di podcast si stratta?

  • podcast di intrattenimento;
  • podcast di formazione;
  • branded podcast.

Ecco quindi che la domanda che ci dobbiamo porre è: “Allora, come sarà il mio podcast?”

Realizzerò un teaser, avrò una musica introduttiva o un intro di benvenuto, inserirò del contenuto pubblicitario, sarò da solo o avrò un co-conduttore, o farò delle interviste, parlerò direttamente al mio pubblico cercando di interagire con loro o racconterò una storia, voglio creare un’atmosfera con una musica di sottofondo o usare effetti sonori che mi possono aiutare nella narrazione.

Insomma, come avete potuto capire le possibilità sono davvero infinite, e l’unica cosa che potete fare in questo caso è di affidarvi alla vostra creatività.

 

Bene a questo punto, finalmente potete farvi le fatidiche domande sulla durata del vostro podcast o il numero di episodi che dovete produrre.

Beh, troverete una serie di “esperti” che sostengono che alcune lunghezze sono perfette per i podcast. Ma non vogliamo girarci troppo intorno alla risposta, e quindi saremo molto diretti:

 

Il tempo giusto per un podcast, non esiste!!!

Non è necessario che duri 28 minuti, (è il tempo medio che viene consigliato in genere), o stare al di sotto dell’ora perché la gente non può prestare attenzione più a lungo. Esistono podcast di successo della durata di 5 minuti e ci sono podcast altrettanto famosi che durano ore.

Ciò che conta è di evitare di parlare più del necessario perché sei andato fuori tema per molti minuti.

 

Creazione della copertina.

Ora che avete trovato il vostro argomento, il formato e vi siete assicurati un nome di dominio, dobbiamo vestire il nostro podcast e creare la nostra copertina o cover.

Lo sappiamo bene che, un libro non si dovrebbe mai giudicare dalla copertina, ma chi non lo fa? E lo stesso vale per i podcast, che di solito sono in bella mostra mentre sfogliamo il nostro catalogo su Apple Podcast, Spotify e via discorrendo. Inoltre, la cover è anche l’immagine che si mostra quando si condivide il podcast sui nostri social. Insomma scegliere e/o creare quella giusta è un’operazione da non sottovalutare e per niente banale.

Potete affidarvi ad un grafico (se avete budget), oppure provare a farla da soli con un tool che avete sul vostro pc/mac, attenendovi a questi semplici consigli che generalmente sono quelli per tutte le piattaforme di pubblicazione: l’immagine deve essere almeno 1400×1400 pixels fino a un massimo di 3000×3000 pixel, in RGB a 72dpi e salvata nei formati JPEG o PNG (.jpg, .png) ottimizzata per il “web”.

 

Musica e royalty.

Altrettanto importante, quando realizzate un podcast è la scelta della musica, in modo particolare quella di introduzione e di chiusura del vostro podcast, un ottimo modo per distinguersi dagli altri e mettere a proprio agio l’ascoltatore.

Qui dobbiamo fare una doverosa premessa. Sarà molto difficile utilizzare delle musiche senza fare i conti con il Copyright©, pena la non pubblicazione o il ban del vostro podcast dalle piattaforme e, eventualmente, azioni legali da parte dei titolari del Copyright.

 

Ecco allora che ci vengono in soccorso moltissime piattaforme di musica royalty-free, dove è possibile ottenere una licenza completa in modo gratuito o previo un piccolo corrispettivo economico per scaricare il brano o, più spesso, per abbonarsi a piattaforme che ci permettono di cercare brani, ottenere licenze complete, e che hanno un sacco di stili diversi, così che possiamo trovare quello più adatto al nostro podcast.

 

L’attrezzatura.

Non staremo qui a dirvi cosa è meglio acquistare e cosa no, probabilmente lo faremo più avanti, ma certamente vi daremo una panoramica sugli attrezzi del mestiere che vi occorrono per poter realizzare il vostro podcast.

 

Se state pensando di fare un podcast non possiamo certo fare a meno di pensare alla qualità dell’audio: è importante, ma non per questo deve costare un occhio della testa. Esistono microfoni di discreta qualità anche al di sotto dei €100, come quello di Samson, di buoni poco sopra questa cifra, per esempio della RODE, ma ovviamente possiamo spendere ciò che vogliamo in base alle nostre preferenze e possibilità. 

L’importante, almeno secondo noi, è che sia USB, quindi capace di collegarsi direttamente al vostro pc/mac, possibilmente abbia una uscita per le cuffie da studio che potete trovare anche a meno di €50.

Un mixer all’inizio del vostro percorso potrebbe anche non essere così necessario, e onestamente vi consigliamo di fare le vostre prime prove registrando delle note vocali sul vostro telefono e riascoltarvi prima di fare eventuali spese e ad ogni modo di fare un percorso graduale anche di spesa per la vostra attrezzatura.

 

Registrazione audio e montaggio.

Se siete alle prime armi, e state per cimentarvi in questa avventura del podcasting, vi consigliamo due strumenti di ‘podcast making’ assolutamente gratuiti: Audacity (pc/mac) e GarageBand (mac).

Si tratta di due tool molto semplici da utilizzare per la registrazione e il montaggio audio, che sono simili ad altri software di editing audio, ma la maggior parte hanno caratteristiche più avanzate di cui non si ha bisogno quando si inizia.

Mentre un’opzione più popolare, ma a pagamento, che consigliamo è Adobe Audition (pc/mac).

 

Distribuzione.

Una volta registrati i vostri primi episodi, almeno 3 o 4, è arrivato il momento di distribuirli sulle piattaforme per trovare il nostro pubblico.

 

Ma come fare a distribuire i nostri podcast?

Ad oggi esistono molti host, alcuni gratuiti ma la maggioranza a pagamento, che ci permetteranno di pubblicare automaticamente il nostro podcast attraverso il feed RSS e che si aggiorneranno a ogni inserimento del nuovo episodio.

Noi di podmaker, abbiamo scelto spreaker, un tool per creare,

distribuire e monetizzare con il proprio podcast.

Che cos’è un podcast e perché farne uno oggi?

Innanzitutto, occorre definire cos’è un podcast, una parola che deriva dalla fusione delle parole pod (baccello o capsula), e broadcast (trasmissione), ovvero l’insieme delle tecnologie relative al download di file audio o video, attraverso la trasmissione di dati e un aggregatore o feed reader.

Il primo a crederci fu proprio Steve Jobs già nel 2005, quando annunciò che i nuovi iPod avrebbero avuto una funzione specifica per navigare e collezionare podcast sul proprio iPod. 
Un trend in costante crescita, fino da quando, nel 2014 è esploso grazie al caso editoriale che ha reso il podcasting un vero e proprio fenomeno di massa: Serial.

Secondo uno studio fatto dalla società  Kantar, intitolatoMedia Reaction 2020, i podcast. 
Mentre, dal rapporto ISPOS studio sulla penetrazione del podcast in Italia, emerge anche che gli inserzionisti stanno cercando di aumentare la loro spesa nel podcasting, passando da una crescita “solo” del 6% durante il picco della pandemia, a un 20% (stimato) per il 2021. sono al 2° posto nella classifica online channel e insieme alla TV in streaming ricoprono la prima posizione nella considerazione dei professionisti del marketing intervistati, che guardando al 2021 dichiarano di sentirsi “più innovativi e più disposti a provare qualcosa di nuovo”.

Da un’indagine BVA Doxa e O-One, digital unit di Industree Communication Hub, sul Podcast in Italia (disponibile qui), si evince invece che quasi il 90% degli italiani digitali conosce i podcast, il 39% dei quali afferma di conoscerli bene. Tra questi ultimi, la quota degli heavy users (ascolto quotidiano o almeno una o più volte la settimana) ammonta al 64%. I light users – ovvero gli italiani digitali che ascoltano podcast 2 o 3 volte al mese o meno spesso – sono il 30%. Infine, solo il 6% dichiara di non ascoltarli praticamente mai.

 

L’ascoltatore italiano medio è lievemente più maschile e tendenzialmente più giovane: Spotify (67%), Apple (25%), Audible (21%), Spreaker e Overcast con meno del 10%. 

Ed è proprio Spotify ad affermare che l’81% degli ascoltatori di podcast è predisposto a rispondere alla CTA con atteggiamento critico, cioè intavolando discussioni sul brand, ricercando un prodotto online o collegandosi col brand attraverso i social media. 

 

La musica e i podcast sono diventati la colonna sonora del quotidiano di ognuno di noi, mentre cuciniamo, ci facciamo la doccia, lavoriamo o semplicemente proviamo a rilassarci. Insomma, ormai fanno parte del nostro quotidiano e continuano a crescere in popolarità e numero, e si stanno dimostrando un’ottima opzione non solo per l’intrattenimento, ma anche per rimanere aggiornati.