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Podcast, ora anche su Facebook.

Come di consueto, Facebook, non ha tardato a clonare Clubhouse. Ormai siamo abituati alla strategie “copia e fallo meglio” di cui Mark Zuckerberg ci ha dato già grande prova innumerevoli volte. Questo però ci manda un segnale importante: quello dell’audio è diventato un asset importante per l’industria della comunicazione e del tech,  tanto da aver annunciato una suite completa di prodotti audio.

Le Live Audio Rooms: saranno dell le stanze vocali, live appunto, tipo Clubhouse che prevedono un organizzatore, degli ospiti e la possibilità di far intervenire gli ascoltatori e saranno introdotte all’interno dei Gruppi Facebook.
Per stimolare la creazione di queste stanze, saranno previste delle forme di remunerazione per gli host, tramite le Facebook Stars (una sorta di moneta virtuale: 1 stella ottenuta dà diritto a ricevere 0,01 dollari) che i fan potranno acquistare e donae durante le dirette ai creator e successivamente sarà possibile scegliere di far pagare un abbonamento o il singolo accesso alla stanza.

I Soundbites, invece sono il nuovo formato di audio brevi: messaggi vocali semplici o spezzoni montati in sequenza, ai quali sarà possibile aggiungere effetti sonori e filtri per modificare la voce che potranno essere registrati e pubblicati attraversi i nostri device.

Infine, ma non meno importanti, ci sono i Podcast: l’obiettivo di Zuckerberg è come sempre quello di fare in modo che i circa 3 miliardi di utenti possano ascoltarli senza uscire da Facebook (anche con l’app in background). L’algoritmo dovrebbe portare alla luce quelli che potrebbero interessarci, basati sui nostri interessi e sulle raccomandazioni degli amici, unitamente ad una partnership con Spotify che permetterà di usare il suo lettore dentro il social network per ascoltare musica e podcast.

Siamo davvero curiosi di scoprire questo nuovo mondo interamente dedicato all’audio, annunciato da Facebook e capire se e come questa strategia cambierà il nostro modo di fruire di questi contenuti.

Apple Podcast Subscriptions

Quelli che sembravano i soliti rumors, prima di ogni evento Apple, alla fine si sono concretizzati e così, Martedì 20 aprile, durante l’evento Spring Loaded, Tim Cook ha annunciato Apple Podcasts Subscriptions.

Si tratta di un nuovo accesso a contenuti premium offerto in aggiunta ai già due milioni di podcast gratuiti pubblicati sulla piattaforma Apple Podcasts. Di fatto, già da maggio 2021, in oltre 170 paesi, sarà possibile sottoscrivere degli abbonamenti che includeranno una serie di servizi curati dai podcaster come: ascolti senza pubblicità, contenuti extra, accesso esclusivo o in anteprima a nuove serie audio.

Già dall’aggiornamento iOS 14.5, su Apple Podcasts subirà un restyling everranno introdotti i canali, delle selezioni, gratuite e a pagamento, curate dai creator con titoli, descrizioni e materiale grafico unici:

La barra di ricerca sarà più grande e consentirà un accesso più rapido alle classifiche e alle categorie. Le pagine dei podcast e dei singoli episodi avranno un nuovo design, con il nuovo tasto Smart Play i podcast episodici partiranno in automatico dall’ultimo episodio e le serie audio dal primo. Sarà possibile salvare i singoli episodi.

Ma anche per i podcaster ci saranno delle succulente novità, già nelle ore successive all’eventi i podcaster hanno ricevuto una mail da Cupertino che annunciava il nuovo sito Apple Podcasts for Creators, che offre ai podcaster informazioni aggiornate, ed un aggiornamento all’Apple Podcasts Connect, piattaforma per semplificare la gestione dei podcast da parte dei creator, attraverso la quale i podcaster possono iscriversi al nuovo Apple Podcasters Program, che al costo di 19,99 dollari al mese fornisce l’accesso a tutti gli strumenti necessari per creare e distribuire abbonamenti premium su Apple Podcasts.

Podcaster: le nuove figure professionali emergenti.

E così, dopo aver raccontato come trasformare la propria passione per il podcast in un lavoro, affrontiamo un altro aspetto legato al podcasting, quello delle professioni.

A livello internazionale esistono già aziende specializzate nella produzione di podcast e quella del podcaster per molti è già diventata una professione.
Parliamo sopratutto delle realtà anglosassoni dove il podcasting è già una realtà ben consolidata.
Ci sono anche molte aziende e brand famosi che hanno deciso di investire su questo media per rivolgersi a un nuovo target, più mirato e anche giovane.
Difatti, uno degli elementi che ha contribuito al successo dei podcast è la velocità con cui questo sta esplodendo rispetto ad altri media. Basti pensare alle radio e alle televisioni che stanno traducendo i propri contenuti in podcast.

Anche il giornalismo, complice la crisi della stampa, ha aperto una nuova strada all’informazione proprio in tal senso. Testate come il Time, The Wall Street Journal, Economist, New York Times, Whashington Post e in Italia, la Repubblica, offrono ai propri lettori la possibilità di fruire attraverso il podcast, che si sta trasformando in un vero e propio canale di informazione.

Ma quali professioni si celano dietro un podcast?

Certamente, quella del podcaster, colui che presta la propria voce e, in alcuni casi, la sua immagine allo show.

La scrittura. Quella di un podcast, credetemi, è assulamente diversa da quella destinata alla lettura. Il linguaggio deve essere semplice e in grado di accompagnare l’ascoltatore attraverso una narrazione coerente e in grado di catturare l’attenzione. Considerate che il più delle volte chi fruisce di un podcast è sempre intento a fare altro: chi guida, chi passeggia o fa jogging o addirittura è intento a lavorare o svolgere faccende domestiche.

Esiste poi la figura del Podcast Producer, rientra tra le professioni emergenti del mondo del lavoro di questi ultimi anni.
Per fare un podcast occorre saper svolgere diverse mansioni che vanno dalla redazione di un piano editoriale, e quindi occorre una persona che abbia un profilo di marketing capace di trasformare l’input dell’azienda in un piano che abbia una struttura: l’organizzazione delle puntate, pianificare la durata, gli argomenti da trattare, il format, la presenza di eventuali rubriche, le collaborazioni.
La distribuzione, che deve avere un certo tipo di organizzazione anche strategica. Molto spesso i podcast sono dedicati ad argomenti ben specifici e devono avere la capacità di raggiungere un pubblico ben definito, che è veramente interessato all’alrgomento se vogliamo che questi decida non solo di premere play, ma anche di stare ad ascoltare. E quindi occorre una persona in grado di saper diffondere il nostro podcast in rete: sui blog, i social e tutte le community dedicate all’argomento.

La consulenza, o meglio i consulenti podcast. Sono molto utili soprattutto per le aziende quando queste voglio affacciarsi su questo mondo, partono da zero o non hanno le idee chiare in merito al da farsi. Questi professionisti offrono la loro capacità di analizzare e confezionare progetti mirati a finalizzare il brief del cliente e preventivare un budget.

L’editing: non è affatto da sottovalutare il lavoro di post-produzione che c’è dietro uno podcast. I podcast non si fanno da sé, dopo aver registrato occorre che qualcuno si metta d’impegno per trasformare quella registrazione in un podcast. Molto spesso il successo dipende proprio da un ottimo montaggio e per farlo bisogna conoscere bene la tecnologia ed essere in grado di metterla in pratica al meglio.

Podcast, come trasformare una passione in un lavoro.

Anche in Italia, negli ultimi anni, si sta diffondendo il fenomeno del podcasting, in svariati ambiti che vanno dall’informazione a quello dell’intrattenimento fino alla promozione, attraverso quelli che si definiscono branded podcast. La facilità di accesso a questo media e una ottima capacità di raggiungere il pubblico ha reso quello del podcast un settore in rapida espansione e sempre più accessibile ai più.  

Abbiamo già spiegato in un articolo precedente cos’è un podcast.
In sintesi: un podcast è un contenuto multimediale (audio/video) distribuito attraverso delle piattaforme che scaricano i contenuti grazie ad un feed RSS.

La principale differenza rispetto alle trasmissioni broadcast della radio e della televisione, è che un podcast può essere ascoltato in qualsiasi momento, ma non necessita di una connessione attiva per essere riprodotto su un computer, un tablet o uno smartphone, attraverso un podcatcher, ovvero un’applicazione client in grado di scaricare i file (Apple Podcast è una App di sistema, ma consideriamo che ormai il 20% degli ascolti su Spotify sono di contenuti non musicali).

Quello che sembrava un trend passeggero è diventato un lavoro per molte persone.

Le prime a cimentarsi nel podcasting sono state proprio le radio. Oggi tutte le maggiori radio nazionali offrono le loro trasmissioni anche in podcast, anche se la maggior parte delle produzioni sono indipendenti, cioè fatte da pesone che hanno qualcosa da raccontare e un ipotetico pubblico a cui raccontarle.

Creare un podcast, lo abbiamo detto già nell’articolo “Fare un podcast , è un lavoro che non richiede un investimento impossibile in attrezzatura per raggiungere un risultato degno di essere ascoltato. Certamente, avere qualcosa da dire e il modo in cui la si dice, garantiscono più successo di quanto possa garantirne il miglior microfono o il mixer più costoso e tecnologico in commercio.

podcaster indipendenti, sono per lo più spinti dalla passione e l’interesse per un argomento, dall’esigenza di voler comunicare e condividere le proprie conoscenze e competenze, senza pensare a un possibile guadagno, anche se a volte si riesce anche a trasformare l’attività in una discreta fonte di entrate, o comunque a supportare la propria attività professionale.

Ma come si può guadagnare con il podcast?

Ci sono vari modi in cui fare podcasting può essere redditizio o, come dicevamo, essere supporto per aumentare le entrate di un’altra attività attraverso la crescita della notorietà, detta brand o personal awareness, o anche allargando il bacino di clienti attraverso l’attività di lead generation, ovvero di generazione di interesse presso i consumatori riguardo ai prodotti o ai servizi offerti.

Attraverso l’ascolto del podcast si innesca con il consumatore un rapporto più intimo, personale, che aumenta la fiducia e una capacità di veicolare le informazioni su prodotti e servizi suscitando un interesse decisamente più alto rispetto anche ad altre forme di comunicazione più mainstream come la parola scritta.
Non lo avresti mai detto, vero?!

Piccolo, spazio, pubblicità.

Se invece intendiamo monetizzare attraverso la nostra attività di podcasting, senza doverla legare necessariamente a un’attività professionale, l’opzione a cui possiamo pensare è la vendita di pubblicità all’interno del nostro podcast. Possiamo inserire annunci pubblicitari preroll o postroll, ovvero all’inizio o alla fine del programma, oppure midroll, inseriti in determinati momenti del nostro show. O ancora, un podcaster è estremamente specifico su un determinato argomento, può vendere direttamente la pubblicità con inserzioni mirate semplicemente registrandosi in alcune reti podcast che vendono pubblicità in base a una categorizzazione.

Ma dobbiamo essere onesti, i guadagni dalla pubblicità difficilmente sono elevati, eccetto alcuni rarissimi casi, il 90% del mercato pubblicitario su Internet in Italia è in mano a Google e Facebook e al restante 10% tocca dividersi le poche briciole.

Probabilmente sarebbe più astuto pensare all’affiliation marketing, ovvero alla partnership con aziende che offrono prodotti affini ai temi trattati. 

Ad esempio: se realizziamo un podcast dedicato alla barba, possiamo stringere degli accordi con produttori di prodotti per la barba o da uomo e avere una percentuale sulle vendite generate con commissioni che vanno dal 10 al 50%, attraverso dei link dalla scheda del nostro podcast o con appositi codici promozionali.

Il podcaster di professione.

Sei diventato un punto di riferimento per quel determinato settore o servizio, riuscendo a creare una massa critica interessante di ascoltatori, allora potresti fare del product placement nel tuo podcast, ovvero inserire dei prodotti di marca all’interno del tuo show, in modo che vengano posizionati in modo apparentemente naturale all’interno della tua struttura narrativa, facendo riferimento a un prodotto ma in modo tale che sia parte del discorso che il tuo pubblico si aspetta da te. I format più adattabili possono essere quelli dell’interviste o anche delle recensioni. Ma se hai fantasia puoi davvero trovare mille soluzioni per uno storytelling efficace.

Se invece sei riuscito a creare valore sul tuo podcast, un’altra via di monetizzare è quella di offrirlo come prodotto, ovvero far sì che per ascoltare il tuo show ci si debba sottoscrivere a pagamento perché questo viene percepito degno di essere approfondito, magari con una prima parte libera per tutti e poi il restante approfondimento a pagamento. Considerate che il 20% degli ascoltatori sono disposti anche a pagare per ascoltarlo.

Il podcasting può essere anche un veicolo per offrire consulenze personalizzate su temi più personali come: il marketing, la strategie di investimento, consulenze legali o fiscali, offrendo servizi di consulenza personali all’interno dei nostri podcast. Ma anche per temi più popolari come: sport, musica o servizi di coaching personalizzato. 

In ultimo, ma non perché sia l’ultima ipotesi, anzi, forse questa sarebbe anche quella percorribile dai più, si può anche chiedere al pubblico di contribuire attraverso una donazione. Ci sono diverse piattaforme a partire da Patreon che ci permettono di convogliare le donazioni per i nostri progetti, soprattutto se si tratta di ambiti artistici, culturali e di inchiesta.